L’anniversario di Andrea Bajani

L'anniversario Salotto Giallo

Recensione di Cristina Casareggio

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

L’anniversario di Andrea Bajani

Si possono abbandonare il proprio padre e la propria madre?

Si può sbattere la porta, scendere le scale e decidere che non li si vedrà più?

Mettere in discussione l’origine, sfuggire alla sua stretta?

Dopo dieci anni sottratti al logoramento di una violenza sottile e pervasiva tra le mura di casa, finalmente un figlio può voltarsi e narrare la sua disgraziata famiglia e il tabù di questa censura “con la forza brutale del romanzo”.

E celebrare così un lacerante anniversario: senza accusare e senza salvare, con una voce “scandalosamente calma”, come scrive Emmanuel Carrère a rimarcarne la potenza implacabile. 

Il racconto che ne deriva è il ritratto struggente e lucidissimo di una donna a perdere, che ha rinunciato a tutto pur di essere qualcosa agli occhi del marito, mentre lui tiene lei e i figli dentro un regime in cui possesso e richiesta d’amore sono i lacci di un unico nodo.

L’isolamento stagno a cui li costringe viene infranto a tratti dagli squilli di un apparecchio telefonico mal tollerato, da qualche sporadico compagno di scuola, da un’amica della madre che viene presto bandita.

In questo microcosmo concentrazionario, a poco a poco si innesta nel figlio, e nei lettori, un desiderio insopprimibile di rinascita – essere sé stessi, vivere la propria vita, aprirsi agli altri senza il terrore delle ritorsioni.

Con la certezza che, per mettersi in salvo, da lì niente può essere salvato. 

L’anniversario è prima di tutto un romanzo di liberazione, che scardina e smaschera il totalitarismo della famiglia.

Ci ferisce con la sua onestà, ci disarma con il suo candore, ci mette a nudo con la sua verità. È lo schiaffo ricevuto appena nati: grazie a quel dolore respiriamo.

Si può davvero smettere di essere figli? È possibile allontanarsi dai propri genitori per dieci lunghi anni?

Questi profondi interrogativi ci accompagnano nel nuovo romanzo di Andrea Bajani, L’anniversario, dove il legame tra genitori e figli viene esplorato da una prospettiva assolutamente inedita.

L’anniversario di cui si parla non è un semplice compleanno o una ricorrenza festosa. È la celebrazione di un decennio esatto dall’addio definitivo alla casa di famiglia. Un abbandono totale, segnato da un cambio di numero fisso, di cellulare e persino di nazione.

L’ultima volta che ho visto mia madre, mi ha accompagnato alla porta di casa per salutarmi. Dopo di che ha aspettato di vedermi sparire nell’imbuto delle scale prima di chiuderla.

Chiusa la porta di casa, si apre per il protagonista un varco verso la memoria, un viaggio attraverso il tempo e lo spazio che lo spinge a ricostruire la propria identità attraverso il legame con i genitori.

Se la famiglia è un destino ineluttabile, l’individuo ha la possibilità di riscrivere la propria storia attraverso le scelte.

Serve tuttavia un’analisi profonda per arrivare a questa consapevolezza.

L’ingombro familiare era tutto per mio padre, che si era messo al centro della scena e aveva scritto per così dire la versione unica del romanzo familiare.

Andrea Bajani

Andrea Bajani è nato a Roma nel 1975.

È inoltre autore dei volumi di poesie Promemoria (Einaudi 2017), Dimora naturale (Einaudi 2020) e L’amore viene prima (Feltrinelli, 2022).

I suoi libri sono tradotti in 17 Paesi.

È writer in residence presso la Rice University di Houston, in Texas.

Bajani ci presenta un padre-padrone, un uomo autoritario e violento, che si erge al centro di tutto e tutti.

Un padre che trascina la famiglia da Roma alla periferia di Torino, in un paesino isolato.

Un maniaco del controllo che sottomette la moglie ai suoi ordini: le concede un telefono fisso, ma lo scollega per evitare conversazioni scomode.

La manda in vacanza, ma è sempre lì a vigilare.

Un uomo accecato dal proprio orgoglio e da se stesso, che non lascia spazio ad alcuna voce diversa dalla sua.

La madre, al contrario, è una figura mite e sottomessa, quasi invisibile, che si dissolve dietro l’ingombrante presenza del marito.

Cosa si dicessero quando sedevano in cucina è rilevante solo in parte, mentre lo è il fatto che adesso scrivendone, io possa vedere mia madre scorporata da mio padre. Che cioè la scrittura, colpendo parola dopo parola il monolite di una memoria familiare occupata per intero da lui, riesca ad estrarre mia madre dalla roccia.

La sua esistenza sembra prendere forma solo attraverso la scrittura e i ricordi del figlio, mentre vive in un silenzio assordante, accettando le violenze e negandosi ogni amicizia.

La sua vita è sospesa, in attesa che il marito le dia il via per ricominciare.

Aspettare cosa? Che mio padre mettesse tre parole in fila in una frase, dando così il segnale inequivocabile che la vita poteva ricominciare come prima.

Bajani ci invita a riflettere su cosa significhi davvero appartenere a una famiglia, scardinando le certezze e le visioni patriarcali che spesso la caratterizzano.

Temi forti e complessi vengono affrontati con una delicatezza e una profondità che lasciano nel lettore un senso di malinconia.

Questo romanzo è un viaggio emozionante, dove il ricordo diventa il filo conduttore nel dare un senso a una vita in cerca di identità.

Un’opera che invita a esplorare le sfumature del legame familiare e la possibilità di ricostruirsi, anche dopo un lungo silenzio.

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