In salotto con… Bruno Morchio

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Barbara Terenghi Zoia

Ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Bruno Morchio

Bruno Morchio è uno scrittore e psicologo italiano (Genova, 1954). Laureatosi prima in Lettere moderne e poi in Psicologia, lavora come psicologo e psicoterapeuta e ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicanalisi.

Ha esordito come scrittore all’inizio degli anni Duemila, creando il personaggio dell’investigatore privato Bacci Pagano, ironico e disincantato, pubblicando una serie di romanzi ascrivibili al genere noir ambientati nella sua città, Genova.

Nel 2023 Bruno Morchio ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco con La fine ignota, edito Rizzoli.

Nel 2024 Morchio pubblica per la collana Il Giallo Mondadori il suo La badante e il professore. Barbara, che lo ha letto e recensito per Salotto Giallo a questo link, ha posto qualche domanda all’autore.

Salotto Giallo: In questo romanzo il protagonista ha dodici anni ed è una figura che, soprattutto per via dell’età, si discosta da quelle classiche che i lettori sono abituati a conoscere all’interno di un giallo. Puoi raccontarci cosa ti ha spinto a fare questa scelta? A chi ti sei ispirato per la creazione di Filippo e quale messaggio vuoi veicolare scegliendo un protagonista così giovane?

Bruno Morchio: Quando comincio a scrivere un romanzo mi motiva la sfida di fare qualcosa di nuovo. Se manca quella, non mi sobbarco la fatica di un impegno così gravoso. Mettersi nella pelle, nella testa e nel cuore di qualcuno diverso da me fa parte di questa sfida.

Se la voce di Bacci Pagano è la mia voce, in romanzi come Dove crollano i sogni, La fine è ignota e La badante e il professore ho scelto di adottare un’altra voce e di dare la parola al personaggio principale. 

Del resto i miei romanzi sono quasi tutti così:

i protagonisti raccontano direttamente al lettore quello che combinano.

Si tratta di una sfida anche linguistica, che mi obbliga a piegare la scrittura e la lingua al punto di vista della voce narrante. Quanto alla fonte di ispirazione, è stata la lettura de Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, il cui protagonista, il giovane Pin, compie attraverso l’esperienza della Resistenza un processo di formazione e iniziazione: anche il nostro Filippo Sarzetto fa qualcosa di simile (si parva licet…) attraverso l’esperienza di una indagine per omicidio.

Salotto Giallo: Il romanzo si differenzia dai tuoi precedenti, oltre che per l’età del protagonista, anche per altre caratteristiche. Non è un noir, non è ambientato a Genova, e infine per l’assenza di Bacci Pagano. Questa voglia di cambiamento risponde a qualche esigenza in particolare?

Bruno Morchio: Cinque anni fa Mondadori mi ha proposto di scrivere un romanzo per la collana del Giallo Mondadori.

Il genere giallo non è tanto nelle mie corde, o per lo meno non lo è più da tempo, e questo mi ha spinto a cercare nuove fonti di stimolo, quali il lavoro sui personaggi e la ricerca di situazioni emotivamente ingarbugliata che mettessero in primo piano motivazioni a indagare diverse dalla tradizionale “sete di verità e di giustizia”.

Filippo infatti non è spinto da ragioni morali, ma umorali e ormonali. Inoltre, senza dire troppo, volevo evitare di scrivere una storia rassicurante e credo di esserci riuscito. Quanto a Genova, in realtà non è mai citata ma è ben presente e riconoscibile, soprattutto per i riferimenti alla sua storia, della quale il professore è stato prezioso custode.

Salotto Giallo: L’ultimo capitolo fa intuire abbastanza chiaramente che non ci saranno altre avventure per Filippo. Perché hai deciso, ancor prima di scoprire il gradimento del pubblico, che Filippo non sarebbe diventato un personaggio seriale? 

Bruno Morchio: Appunto perché il giallo non è nelle mie corde.

Salotto Giallo: L’ambientazione in un piccolo borgo di provincia cosa offre alla storia di diverso e/o in più rispetto a quella in una grande città? E per te quanta importanza riveste l’ambientazione nell’economia di un racconto giallo?  

Bruno Morchio: Un piccolo borgo, dove tutti conoscono tutti, è il luogo ideale per una trama gialla. Consente di mettere in scena un numero limitato di personaggi, lasciando al lettore l’onere e il gusto di congettutrare sul possible colpevole. Inoltre,

nei piccoli Borghi spiccano certi luoghi topici, come il Caffè della Posta, veri e propri crogiuoli dove convergono le notizie e si elaborano ipotesi e teorie che spesso riflettono anche le miserie della provincia (italiana e non solo).

Dopo aver vinto il prestigioso Premio Scerbanenco con La fine è ignota, possiamo chiedere cosa stai preparando per i suoi fedelissimi lettori? 

Bruno Morchio: Sto lavorando al sequel de La fine è ignota. Il personaggio di Mariolino Migliaccio, il nuovo picaro (secondo una azzeccatissima definizione di Orietta Sammaruco) ha a mio avviso un alto potenziale e si presta a dar vita a una nuova serie. 

Inoltre, come è accaduto nel primo romanzo, mi consente di rappresentare una Genova nuova rispetto a quella raccontata nella saga di Bacci Pagano: la Genova matrigna che respinge i suoi giovani figli, una città invecchiata, specchio di un paese e di un continente vecchi e incapaci di pensare il futuro.

La cronica, drammatica precarietà della vita di Mariolino è la metafora icastica del destino di una intera generazione. Inoltre, questa nuova saga costituisce per me l’occasione per una più spinta sperimentazione linguistica, con innesti di parlate foreste che rendano sulla pagina il melting pot caratteristico dei carruggi genovesi.

Giochiamo con la fantasia: ha la possibilità di sedersi nel nostro Salotto con il suo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi invita? E cosa gli chiede?

Bruno Morchio: A Manuel Vázquez Montalbán chiederei: perché ci hai lasciato così presto?

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista

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