Spazio a cura di Samuela Moro e Claudia Pieri
Intervista a cura di Claudia Pieri
IN SALOTTO CON … François Morlupi, Serena Venditto, Paolo Regina, Lucia Tilde Ingrosso, Paola Ronco & Antonio Paolacci
Oggi nel nostro salotto dedicato alle interviste abbiamo il piacere di ospitare alcuni degli autori presenti nella raccolta di racconti E cosy sia, curata da Barbara Perna, edita dalla Mondadori Gialli, e di cui potete leggere la nostra recensione qui…
Nella nostra chiacchierata abbiamo voluto mettere in luce differenze e similitudini di questi scrittori, considerati tra le “migliori penne” del panorama italiano cosy e non solo.


Lucia Tilde Ingrosso
Scrittrice eclettica (ha pubblicato oltre 20 libri), giornalista di Millionaire, tiene corsi di scrittura, vive a Milano e ama il mare di Puglia.
A 10 anni scrive il suo primo racconto con una Olivetti Lettera 32. A 15 intervista Gianna Nannini (per finta).
La morte fa notizia è il primo dei suoi 5 gialli con protagonista l’affascinante ispettore milanese Sebastiano Rizzo.
Nella sua produzione ci sono libri di (quasi) ogni genere: rosa, noir, umorismo, guide… In molti casi, scrive in coppia con Giuliano Pavone, scrittore e giornalista tarantino, suo marito.
Dal 2016 si dedica con passione anche alla letteratura per ragazzi. Dopo il fantasy etrusco Curtun esce Il sogno di Anna.
Il libro vince il premio Castello Volante ed è finalista al Premio Castello di Sanguinetto.
Lucia Tilde Ingrosso all’interno della raccolta è autrice del racconto Il caso è risotto – Il giallo del risotto giallo
Salotto Giallo:
“Aldo entrò in cucina. Il suo regno. Era bravo a fare da mangiare. Era il modo principale che conosceva, il più delle volte l’unico, per dimostrare amore.”
Con questo racconto sei tornata a scrivere un giallo e hai promosso Aldo Nanni, da personaggio secondario a principale della storia, è il trampolino di lancio per un nuovo romanzo che lo vede nelle vesti di protagonista ?
Lucia Tilde Ingrosso: Aldo Nanni mi piace perché somiglia a Flavio Briatore, uomo interessante e sorprendente che ho anche intervistato, e perché ha fragilità che alla fine ce lo fanno amare. Non so se tornerà nel ruolo di protagonista, ma tornerà in un mio romanzo.
E io tornerò al giallo perché, come si dice, il primo amore non si scorda mai!

Salotto Giallo: Come si approccia la scrittura di un racconto rispetto a quella di un romanzo e quali difficoltà e /o differenze presenta ?
François Morlupi: Mi è sempre rimasta impressa una lettera, lunga una ventina di pagine, di Goethe a un amico. Terminava con
“scusa per la lunghezza della lettera, non ho avuto tempo di scrivere meno pagine.”
Sembra un paradosso ma credo rappresenti bene la verità. La difficoltà nello scrivere il racconto è, almeno per il sottoscritto, enorme.
Io sono abituato a romanzi di 400 pagine; condensare il tutto in venti ha necessitato un cambiamento totale di approccio alla scrittura e ai personaggi. Le pagine devono veicolare un messaggio potente, che lasci il segno in poche righe. Spero di esserci riuscito.
Serena Venditto: Non c’è una grande differenza nell’impostazione: dall’idea centrale, che poi è il modo in cui l’assassino viene scoperto, l’errore che gli è fatale, costruisco la storia a ritroso e costruisco la scaletta.
Una volta che ho l’architettura della storia mi diverto ad arredarla, come una casetta: e qui comincio a scrivere. La differenza è solo nella lunghezza, di fatto: come divertimento siamo lì!
Paolo Regina: Al contrario di quello che si può pensare, creare un racconto è molto più complesso dello scrivere un romanzo, specie se si tratta di un giallo, perché in poche decine di pagine occorre costruire una storia che avvinca, si devono delineare in modo efficace i personaggi principali, lo sfondo dell’azione e trovare una soluzione credibile e non banale per il lettore.
Il romanzo lascia più spazio ai dettagli, alle sfumature, alle storie personali dei protagonisti, alle riflessioni, ai falsi indizi, se si tratta di un giallo. Nel racconto si “va giù” con la sciabola, anziché col fioretto, ma bisogna essere altrettanto efficaci, avendo meno spazio a disposizione.
Lucia Tilde Ingrosso: Se il romanzo è una maratona, il racconto è una gara di velocità. Servono ritmo, una trovata forte, uno stile molto connotato e dialoghi serrati.
Alla lunga, tutto questo in un romanzo risulterebbe stucchevole e difficile da gestire, ma in un racconto fa la differenza. E poi conta molto la sintesi: si va per sottrazione nel tentativo di dire molto con poche, ma significative, battute.
Paola Ronco & Antonio Paolacci: Per certi aspetti, scrivere un romanzo o un racconto sono lavori quasi opposti. Richiedono un andamento diverso della scrittura, per ritmo e per respiro della trama, e di conseguenza offrono possibilità del tutto differenti.
Specie se parliamo di storie di indagine, il racconto breve non offre molto respiro per imbastire trame articolate o personaggi in evoluzione, ma nello stesso tempo consente di trasmettere qualcosa di preciso che — come insegnava Carver — si dovrebbe poter consumare in una sola sessione di lettura.
Noi due tendiamo a pensarci soprattutto come autori di romanzi: il nostro metodo di lavoro si adatta meglio a storie di ampio respiro, tanto che fin dal primo romanzo abbiamo pensato a Nigra come a un personaggio necessariamente seriale. Insomma, viviamo la scrittura dei racconti un po’ come una sfida, qualche volta difficile, sempre stimolante.


François Morlupi
Roma, 1983), italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma.
Con Salani ha pubblicato Come delfini tra pescecani (2021) e Nel nero degli abissi (2022), vincendo con entrambi il Premio Scerbanenco assegnato dai lettori, oltre a numerosi altri riconoscimenti.
Formule mortali è stato pubblicato per la prima volta nel 2018, ha dominato per mesi le classifiche degli ebook e torna finalmente in libreria in una nuova edizione ampiamente riveduta.
François Morlupi all’interno della raccolta è autore del racconto Ultima cena a Parigi
Salotto Giallo: A differenza di altri tuoi colleghi, hai creato per questa raccolta un personaggio nuovo: la liutenent Colette Dulin.
Ci puoi raccontare il perché di questa scelta e se la ritroveremo in futuro come protagonista di un romanzo ?
François Morlupi: Perché volevo che la sfida fosse la più difficile possibile: un racconto, in più cosy e con personaggi nuovi.
Uscire dalla propria comfort zone a volte fa bene e in questo caso mi è servito molto, anche per testare le mie qualità di scrittore…che spero che ci siano e si vedano! Per quanto riguarda la Dulin, mai dire mai, è sicuramente un personaggio che meriterebbe un romanzo tutto suo…

Salotto Giallo: Quali sono, se ci sono, gli scrittori che hanno orientato il tuo amore per la scrittura e da dove nasce la scelta di scrivere dei cosy crime?
François Morlupi: Sono un lettore vorace che adora leggere. Prima di essere scrittore, sono un lettore. Penso sia la conditio sine qua non per poter scrivere bene. Adoro i polar francesi, quelli nordici ma non dimentico ovviamente gli italiani.
Se vi dovessi fare dei nomi, vi direi Indridason, Mankell, De Giovanni, Carlotto, Markaris, Bussi, Lemaitre, Thilliez…
La scelta di scrivere un racconto cosy crime, poiché io non sono un autore cosy ma scrivo di solito noir, sta nel mettere alla prova sé stessi e nel sperimentare un sottogenere importante che nasce con la Regina, ovvero Agatha Christie e la sua Miss Marple.
Serena Venditto: La domanda della domande! La mia passione per i gialli nasce con i classici del genere: Conan Doyle, Agatha Christie, Rex Stout, Ellery Queen… parallelamente ho un altro immenso amore letterario che è quello per gli umoristi inglesi tra fine 800 e inizio 900, Jerome e Wodehouse su tutti.
Per dire, nei miei romanzi io metto l’elenco dei personaggi in omaggio alla serie di Jeeves! Mettendo insieme questi due elementi, il giallo deduttivo e la commedia nasce la mia serie dei 4+1 di via Atri, dove il +1 è un gatto nero di nome Mycroft, come il fratello di Sherlock Holmes, altro omaggio.
La serie è nata semplicemente fondendo due passioni: il mio primo romanzo, Aria di neve, risale a dieci anni fa, ma solo anni dopo, grazie a una telefonata di Barbara Perna, ho scoperto che ero un’autrice di cosy crime!
Io pensavo di scrivere gialli e basta, e invece! È un onore per me essere stata scelta per questa antologia, con autrici e autori bravissimi: e per questo ringrazio Barbara Perna e Franco Forte, naturalmente.
Paolo Regina: Ho un’ammirazione immensa per il Simenon dei noir, per la sua capacità di entrare nella mente e nell’anima dei personaggi e dare una spiegazione credibile anche alle loro azioni più abiette. Mi piace il suo essere profondamente empatico e mai giudicante, consapevole che la linea che divide il bene dal male è sempre sottile e valicabile da qualunque uomo. E nella serie di Maigret adoro il fine umorismo che caratterizza il personaggio, un piccolo borghese apparentemente burbero, dall’aspetto un po’ rozzo, ma pieno di umanità.
Tra gli italiani, non posso prescindere dall’arguzia di Andrea Camilleri, da Giorgio Scerbanenco, da Fruttero & Lucentini, dal grande Maurizio de Giovanni, solo per citarne alcuni. Per rispondere alla tua domanda, sull’esempio dei maestri che ti ho citato (a cui aggiungerei anche la “regina” del cosy Agatha Christie), la mia scelta non è stata quella di aderire consapevolmente a una sorta di nuovo filone letterario (che in realtà nuovo non è), ma trasferire su carta quello che è un mio modo di essere, una visione della vita che è fatta di sfaccettature, di sfumature non sempre caratterizzate da tinte forti.
Anche nelle situazioni più tragiche ci può essere il guizzo dell’ironia che alla fine ci salva, o quantomeno attutisce i colpi. Un sorriso ha un potere rivoluzionario, non credi?
Lucia Tilde Ingrosso: Quando ero ragazzina, mio padre lavorava in Mondadori e quando tornava da Milano, all’epoca abitavamo in Toscana, mi portava sempre in regalo un giallo di Agatha Christie. Grazie a lei ho imparato ad amare i gialli e iniziato a sognare di scriverne uno. C’è poi un altro scrittore straordinario, Cornell Woolrich: una vita disperata e dei noir meravigliosi (molti film sono tratti da suoi libri). Amo molto anche lui, e lo consiglio. Entrambi, anche se in modo molto diverso, sono un po’ cosy.
Paola Ronco & Antonio Paolacci: Fin da quando abbiamo cominciato a scrivere insieme, abbiamo avuto chiare due cose: prima di tutto che volevamo raccontare storie fortemente legate all’indagine della realtà, e poi che la nostra intenzione era di utilizzare un registro ampio, che non rinunciasse all’ironia e — a tratti — al momento brillante o leggero, come è tradizione di molta narrativa gialla italiana. Immaginiamo che soprattutto questo abbia spinto la curatrice dell’antologia Barbara Perna a chiederci di scrivere un racconto etichettabile come cosy crime, anche se noi non siamo ritenuti generalmente autori cosy. Tra i moltissimi autori di riferimento che abbiamo – e sono davvero tanti – non possiamo non citare Fruttero e Lucentini.


Serena Venditto
Nata nel 1980 a Napoli, dove lavora presso il Museo Archeologico Nazionale.
Ha esordito con la commedia Le intolleranze elementari (Homo Scrivens, 2012).
Nel 2018 ha pubblicato con Mondadori Aria di neve, il primo volume della serie gialla dedicata al gatto Mycroft e ai quattro coinquilini di via Atri 36, apparso originariamente in libreria per Homo Scrivens, seguito da L’ultima mano di burraco (2019), dall’ebook Malù si annoia (2020) e da Grand Hotel (2021).
Gli stessi personaggi compaiono nell’antologia Gatti neri e vicoli bui (Homo Scrivens, 2022),
con Maurizio de Giovanni e Francesco Pinto.
I romanzi della serie hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, fra i quali il premio Nabokov, il premio della critica Costadamalfi, il premio Garfagnana in Giallo e il premio Giallo Garda.
Per Homo Scrivens, con cui collabora come editor, ha curato Natale, istruzioni per l’uso e il volume di Wilkie Collins Mercy Merrick.
Giornalista pubblicista, cura la rubrica #Barsport per il sito Napoliclick.
Serena Venditto all’interno della raccolta è autrice del racconto La dieta è un delitto
Salotto Giallo: Nel racconto ritroviamo i quattro coinquilini più un gatto, già protagonisti delle tue commedie in giallo: come hai costruito le loro personalità, sono personaggi puramente di fantasia o ti sei ispirata a persone realmente conosciute?
Serena Venditto: Il gatto e i quattro coinquilini hanno una genesi diversa, si sono incontrati solo in un secondo momento. Il micio con il nome del fratello di Sherlock Holmes è nato durante un esercizio del laboratorio di scrittura Homo Scrivens, la casa editrice in cui sono “nata”: bisognava inventare un detective e la sua spalla.
Quasi per scherzo scrissi un racconto su questo gatto detective, e funzionava. E poi i gatti sono fatti così, si prendono tutto lo spazio che vogliono, senza chiedere il permesso. Può sembrare surreale, un gatto che investiga, ma in realtà non fa nulla che un gatto normale non farebbe. Per dirla con Marco Malvaldi, che mi firmò la fascetta di Aria di Neve:
“Se siete disposti a credere che un gatto possa aiutare una traduttrice a indagare su un delitto, questo libro fa decisamente per voi. Se non siete disposti a credere a queste cose, scusate, ma che leggete a fare?”.
L’interno 5 di Via Atri 36 – nel cuore del cuore del centro storico di Napoli – è come una “casa mundo”, ed è un’idea che viene dalla mia esperienza universitaria. Ho studiato Lettere classiche all’Orientale, a Napoli, dove c’è un’offerta linguistica unica in Europa, per cui ho conosciuto persone che venivano da ogni parte del mondo, entravo in queste case colorate, divertenti, in cui nessuno era napoletano, ma ognuno lo diventava a modo suo. Un po’ li invidiavo pure, confesso…
Era un ambiente stimolante, e quindi gradualmente è maturata l’idea di una casa di amici che indaga: tipo Friends, però col morto. Sono Malù, archeologa molisana amante della letteratura gialla e del caffè; Ariel, traduttrice italoamericana di atroci romanzetti rosa; Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane; Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese; e ovviamente il gatto nero Mycroft, che con le sue intuizioni feline mette sulla strada giusta gli investigatori.
Nonché il vero padrone di casa. Gli spunti dalla realtà sono un paio: ho conosciuto veramente due fratelli sardo-nigeriani che studiavano a Napoli e poi, soprattutto, io sono un’archeologa come Malù. Ovviamente lei è molto più scaltra e intraprendente, è dotata di una capacità analitica incredibile, tagliente.
Quasi pericolosa per lei. Lei è molto brava ad applicare quello che abbiamo studiato all’università. Del resto, il metodo investigativo è molto simile, quasi sovrapponibile a quello archeologico: si tratta di ricostruire una sequenza di azioni da tracce materiali che queste azioni hanno lasciato. il tempo intercorso fra le suddette azioni e la ricerca cambia, ma non cambia il modo di guardare, naturalmente. E il gatto è arrivato mentre scrivevo, si chiama Marechiaro, è decisamente più pigro del collega di carta, ma offre continui spunti letterari (e tanto amore)!

Salotto Giallo: C’è un personaggio tra quelli presenti in questa raccolta, che vorresti aver creato tu? E perché?
François Morlupi: Tanti sicuramente uno su tutti Amalia Carotenuto. Adoro la sua ironia, la sua fragilità e il suo grande intuito.
Serena Venditto: Se li avessi creati non potrei leggerli con lo stesso gusto, quindi no!
Paolo Regina Ti confesso una cosa: ogni volta che leggo un romanzo o un racconto dei miei tredici compagni di viaggio in questa antologia, trovo spunti, idee e personaggi che vorrei aver creato io. Sto parlando di tutti loro e non è un modo per eludere la tua domanda. Effettivamente credo di essere in ottima compagnia in una bella avventura. Franco Forte e Barbara Perna non avrebbero potuto scegliere meglio, anche se, come è ovvio, qualche altro bravo autore di “cosy” è rimasto necessariamente fuori per motivi di spazio.
Lucia Tilde Ingrosso: Sono tutti personaggi straordinari, ça va sans dire. Ma li vedo ben accasati! Penso che ci sia sempre un legame speciale tra autore e personaggi e non ho mai “invidiato” quelli degli altri! Non foss’altro che per non fare torto ai miei, che hanno fama di essere piuttosto permalosi…
Paola Ronco & Antonio Paolacci: Guarda, una cosa che cerchiamo sempre di fare quando leggiamo le storie altrui è di entrare completamente nel mondo che le scrittrici e gli scrittori hanno creato, sforzandoci di essere soltanto lettori appassionati – cercando insomma di non guastare il piacere della lettura fine a sé stessa. Non sempre ci si riesce, ovviamente e inevitabilmente, ma è un atteggiamento che cerchiamo di mantenere, anche perché secondo noi chiunque scriva dovrebbe essere sempre, prima di tutto, una persona che ama leggere.


Paolo Regina
“Sono nato a Milano. L’11 luglio del 1959. Ma sono pugliese.
Scrivo da quando avevo 4 anni. Me l’ha insegnato la TV in bianco e nero dei favolosi ‘60, quella del maestro Manzi. Una sorta di Didattica a Distanza ante litteram.
Ovviamente spero di essere un po’ migliorato nella tecnica, da allora. Ho studiato Legge a Ferrara e sono diventato avvocato.
Poi ho iniziato a lavorare nel mondo delle associazioni d’impresa e a insegnare all’università. Ma la musica e la scrittura sono rimaste le mie passioni. Ringrazio la vita che mi ha dato la possibilità di coltivarle entrambe.
Suono la chitarra e per un po’ l’ho anche fatto da professionista in un gruppo rock degli anni ‘80.
I favolosi Backstreets. E non ho mai smesso di scrivere. Cose di arte varia: manuali di di marketing e di diritto, articoli di economia e di politica. Ma il mio vero amore è rimasta la narrativa e i gialli in particolare.
Una bellissima casa editrice, la Sem di Milano, mi ha pubblicato i tre romanzi con le indagini del capitano De Nittis.”
Paolo Regina all’interno della raccolta è autore del racconto Il mostro del Pantano
Salotto Giallo: Protagonista del tuo racconto è il capitano De Nittis, il tuo personaggio seriale. A differenza dei romanzi, tutti ambientati a Ferrara, qui hai deciso di spostarti a Bisceglie, in Puglia. Perché questo cambiamento e quanta importanza riveste l’ambientazione nell’economia delle tue storie?
Paolo Regina: Il capitano De Nittis è un pugliese in servizio a Ferrara che mantiene inalterato il suo carattere “levantino” e le sue abitudini meridionali, inclusa l’idiosincrasia per alcuni piatti nordici di cui non comprende il senso.
Nei romanzi mi piace creare, ironicamente, questo contrasto tra il mio personaggio, acuto, umano, ottimo chitarrista blues, ma anche pigro, ritardatario e insofferente delle gerarchie, e la società un po’ ipocrita di una cittadina di provincia. Descrivo lo scontro di due mentalità, quella aperta, esplicita, accogliente di De Nittis e quella borghese, chiusa e perbenista della cittadina estense.
L’ambientazione, che non rimane solo sullo sfondo, ma è una dei protagonisti delle storie, è fondamentale per fare emergere la mentalità e, spesso anche il movente, alla base delle azioni dei miei personaggi. In questo racconto mando il capitano temporaneamente (quindi nessun cambiamento stabile di “location”) in ferie nel suo paese d’origine dove, anziché riposarsi, troverà il modo di infilarsi ufficiosamente nelle indagini su un caso di omicidio molto particolare. Insomma, neanche a casa riesce a non mettersi nei guai!

Salotto Giallo: Una curiosità: visto il filo conduttore della raccolta, qual è il tuo rapporto col cibo ?
François Morlupi: Molto buono, soprattutto con la pizza e la pasta. Mi danno grandi soddisfazioni.
Serena Venditto: Io ho con il cibo un rapporto fin troppo buono! Sono perennemente a dieta, ma sono golosissima e mi piace cucinare, e per di più vivo a Napoli, e non c’è bisogno di sottolineare quanto difficile sia resistere alle migliaia di sollecitazioni culinarie che ricevo ogni giorno: una vera tortura.
È per questo che amo far mangiare i miei personaggi: tanto loro non ingrassano, sono di carta! Ho scelto come piatto protagonista del mio racconto la genovese, una salsa a base di carne e cipolle che cuoce millemila ore ed è un piatto che più napoletano non si può – anche se si chiama genovese. Peraltro pare che io abbia colmato una lacuna nel giallo napoletano, come sottolineato dal buon Luca Crovi, esperto di cucina come di gialli, ed è tutto dire!
Paolo Regina: Considerata la circonferenza del mio girovita che, ultimamente, tende a crescere più del necessario, direi ottimo. Mangiare bene (e il cibo italiano è a mio avviso tra i migliori al mondo) è un modo per riconciliarsi con l’armonia dell’universo, per coglierne la bellezza e per tirarsi su il morale.
Sotto questo punto di vista un giallo “cosy” italiano non può prescindere dal buon cibo che, oltretutto, dà una connotazione tipica e inimitabile anche all’ambientazione.
Lucia Tilde Ingrosso: Equilibrato, direi. Amo mangiare, ma senza esagerate. Adoro la pasta e non vivrei senza. Carnivora, poco incline al pesce, dolci pochi ma buoni (cioccolato e Montblanc, su tutto). Nel mio racconto, non ho usato il mio personaggio seriale, l’ispettore Sebastiano Rizzo, perché lui per il cibo nutre un profondissimo disinteresse.
Nel bel mezzo di un’indagine, può anche scordarsi di mangiare, suscitando il vivo disappunto del suo vice De Carlo che invece, da sano trentenne, agli orari comandati muore sempre di fame. Il fil rouge del cibo mi sembrava una sfida divertente e ho cercato di coglierla al meglio, raccontando un piatto tipico meneghino: il risotto giallo.
Paola Ronco & Antonio Paolacci: Siamo in due e quindi abbiamo due rapporti diversi con il cibo. Anche perché una è piemontese e l’altro è campano, di conseguenza abbiamo idee assai diverse su questioni fondamentali come la pasta al dente o la lunghezza del caffè.
Però il buon cibo piace a entrambi, e a entrambi piace mangiare piatti di ogni parte del mondo, per cui non è difficile trovare dei compromessi. E ingrassare.


Paola Ronco & Antonio Paolacci
Antonio Paolacci (Maratea, 1974) ePaola Ronco (Torino, 1976) vivono a Genova e sono compagni di vita.
Entrambi hanno già all’attivo diverse pubblicazioni.
A quattro mani scrivono la serie dedicata alle indagini del vicequestore aggiunto Paolo Nigra, inaugurata dal romanzo Nuvole barocche (Piemme, 2019 – Premio Nebbia Gialla 2019; Premio Giallo al Centro 2019; Premio Glauco Felici 2020) e proseguita con i romanzi Il punto di vista di Dio (Piemme, 2020), Tutto come ieri (Piemme, 2022).
Paolacci&Ronco all’interno della raccolta sono autori del racconto Vertigine
Salotto Giallo: “Aveva pensato a molte cose, tutte insieme … al naturale impulso che spinge le persone verso la bellezza, e alla spietatezza con cui la realtà impone le proprie condizioni”, quale messaggio volete dare ai lettori attraverso questa riflessione di Paolo Nigra?
Paolacci & Ronco: Il nostro racconto, per quanto scritto con un registro leggero, cerca di puntare i riflettori sul mondo del lavoro, oltre che su certe dinamiche aziendali in cui l’abuso di potere è la norma. Alla fine dell’indagine, dunque, per Nigra è inevitabile notare quanto alcune persone tendano sempre ostinatamente verso la bellezza, anche quando la realtà impedisce loro di raggiungerla.

Salotto Giallo ringrazia gli autori per la loro gentilezza e disponibilità
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