Recensione a cura di Paola Corradini
L’angolo del distopico
Il settimo cerchio

Paola Corradini nasce a Rieti che lascerà a sei mesi per girare l’Italia con la sua famiglia. A vent’anni decide di trasferirsi in una casa famiglia dove lavora e vive per tre anni con ex psichiatrici. Ha continuato a girare l’Italia da sola.
Giornalista dal 1996, ha pubblicato due libri. Ama leggere da sempre.
È tornata a Rieti dove continua a fare il suo lavoro di giornalista nella sua casa dove vivono 12 gatti, ci sono 4000 libri e soprattutto un marito e due figli.
Esperta del genere, si occuperà dell’angolo di Salotto Giallo dedicato ai romanzi distopici.


SINOSSI
Una serie devastante di terremoti ha spazzato via ogni forma di civiltà dall’Italia.
Le città conosciute sono ormai ricordi e rovine, e al loro posto nuove inquietanti realtà hanno riempito gli spazi del potere, ristabilendo l’ordine con la sopraffazione e abbandonando interi territori all’anarchia e alla barbarie.
È in questo scenario in disfacimento che si muove il mercenario Sparta, alla perenne ricerca di cibo e medicine per alleviare i propri dolori psicofisici e sulla cui testa pende una taglia voluta dal Magnifico, un dittatore grottesco e pericoloso.
Quella di Sparta è una fuga senza fine verso la zona che ora chiamano Trinacria, il luogo della sua infanzia, dove spera di trovare delle risposte al caos che ha divorato la sua vita e il suo tempo: il suo viaggio si rivelerà un’Odissea dipinta col sangue, all’interno della quale incontrerà amici dimenticati come Buatta, nuovi nemici come il «fronte orientale» – una sorta di mafia cinese – e nuovi alleati, come la gitana Cara e Giugno, una bambina guerriera cresciuta nell’ultima comunità pacifista.
Quando chiudi un libro come questo di Emiliano Ereddia vorresti inginocchiarti davanti all’autore ringraziandolo per averti dato la possibilità di leggere uno dei romanzi più belli degli ultimi anni.
Un viaggio dantesco in quel settimo cerchio dove il sommo poeta mette i violenti.
Quello che l’autore fa compiere a ritroso al giovane protagonista Sparta che, in un’Italia devastata da un terribile terremoto (nella Divina Commedia al settimo cerchio si accede dopo aver superato i resti di una frana, provocata dal terremoto che scosse la terra alla morte di Cristo) torna alla sua terra, quella Trinacria che gli ha dato i natali.
“Un viaggio da nord a sud in un’Italia postapocalittica: un romanzo sulla violenza e sull’umano. Sul ritornare a casa” è scritto nel retro copertina.
Violenza e umano, ma anche umanità, dolore, magia per raccontare quello che da sempre sappiamo tutti: che non esistono i buoni e i cattivi, perché in una storia che attraversa i secoli, i buoni e i cattivi li fa chi comanda, chi ha il potere.
Gli si chiedeva di votare, ci si dimenticava di loro nel momento in cui diventavano un numero e gli eletti pascevano, come porci, a gozzovigliare sulle teste di tutti, a svilire le ragioni e il senso di un intero popolo
Eccolo il settimo cerchio che Sparta, ex mercenario, attraversa tra sangue e violenza.
La grande, immensa capacità di Emiliano Ereddia è quella di non abbassare mai l’asticella che divide la letteratura dal semplice scrivere.
In questo libro c’è tutto quello che lo rende un grande, immenso romanzo.
È la storia che ritorna e si ripete e ci insegue con i suoi fantasmi che sono di tutti, anche se ognuno ha i suoi.
Sparta, Cara, Giulia, Tano, il Magnifico, Emmanuelle la strega, tracciano una strada che forse un giorno anche il nostro mondo dovrà attraversare.
Per rivedere la luce o per soccombere.
Grazie di cuore Emiliano Ereddia per aver ribadito con forza e dolore che la letteratura non è morta e che i libri salvano.
Sempre

Emiliano Ereddia
Emiliano Ereddia (Vittoria, 1977) è scrittore, sceneggiatore e autore televisivo.
Oltre a racconti per diverse riviste e antologie, ha pubblicato il romanzo Per me scomparso è il mondo (2014) e, con il Saggiatore, Le mosche (2021).
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