Recensione di Monica Truccolo
SINOSSI
Il castagno dei cento cavalli
Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell’Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna brutalmente assassinata. La scena del crimine è sconcertante.
Per il vicequestore Guarrasi, della Mobile di Catania, l’indagine si presenta subito complessa, se non altro perché sulla vittima non esistono praticamente notizie, quasi non avesse un passato.
L’esperienza e la memoria del commissario in pensione Biagio Patanè – il migliore quando si tratta di abbandonare le mavaríe tecnologiche e operare alla vecchia maniera – sono dunque più utili che mai, anche se l’anziano poliziotto appare un po’ distratto da un problema personale.
Del resto, la stessa Vanina fatica a conciliare la vita privata con il lavoro: la prima la richiama sempre a Palermo, sua città natale; il secondo la porterà invece in un «luogo dell’anima» che appartiene alla sua infanzia.
Il corpo di una donna brutalmente assassinata, nota come la “Boscaiola”, viene ritrovato ai piedi del secolare Castagno dei Cento Cavalli. Si tratta di una persona senza apparenti legami, solitaria e molto introversa.
Piú che sotto un albero pareva di essere dentro un bosco.
– Facissi attenzione, dottoressa, che può inciampare nelle radici, l’avvertì Spanò, mentre la precedeva. Adriano era già chino sul corpo della vittima. Quella che avevano di fronte sembrava una scena da thriller americano.
– Madonna santa, – mormorò Vanina, più colpita di quanto si aspettasse.
– Ora capì perché preferivo che lo vedesse con i suoi occhi, dottoressa?
La scena del crimine è cruenta e per Vanina, il vicequestore, l’indagine si prospetta complessa soprattutto perché non si riescono a trovare informazioni che riguardino la vittima, e di cui pare che il passato non sia mai esistito.
Per questo motivo Giovanna Guarrasi, sopranominata Vanina, si farà aiutare da Biagio Patanè, commissario in pensione, noto per le sue capacità investigative “alla vecchia maniera”, senza il ricorso alle moderne tecnologie.
Cristina Cassar Scalia è magistrale nel dipingere l’atmosfera unica delle pendici dell’Etna, con una descrizione suggestiva dell’ambientazione.
I personaggi sono ben caratterizzati e, le descrizioni ricche di particolari mettono in luce pregi e difetti di ognuno, facendoli risultare incredibilmente umani e reali.
L’ inchiesta si snoda veloce, e si dipana come una matassa fra le esperte mani dell’autrice che, soggioga il lettore nell’inutile velleità di scoprire colpevoli e moventi. In questo avvincente romanzo, come nei precedenti, non manca il colpo di scena finale.
Il colpevole va cercato in un ambito completamente diverso, che solo l’abilità e la pazienza della bravissima Vanina riesce a scoprire, scavando come sempre nel passato.
La prosa scorrevole, lo stile narrativo incisivo e brillante, la storia accattivante e la lettura piacevole invitano a proseguire, capitolo dopo capitolo, senza mai posare Il castagno dei cento cavalli.

Cristina Cassar Scalia
Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Ha raggiunto il successo con i romanzi Sabbia nera (2018), La logica della lampara (2019), La Salita dei Saponari (2020), L’uomo del porto (2021), Il talento del cappellano (2021), La carrozza della Santa (2022), La banda dei carusi (2023), Il Castagno dei cento cavalli (2024) – tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero – che hanno come protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi; da questi libri, venduti anche all’estero, è in progetto la realizzazione di una serie tv. Con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020).
Il lettore non vuol perdere il ritmo delle dinamiche ben costruite tra personaggi, che mantengono alta la tensione narrativa.
Vanina, come sempre, fatica a conciliare la vita privata con il lavoro: la prima la richiama sempre a Palermo, sua città natale, dove vive Paolo, magistrato antimafia e suo grande amore; il secondo la porterà invece in un «luogo dell’anima» che appartiene alla sua infanzia. Un paese vicino a Catania dove ad aspettarla troverà una bellissima sorpresa.
Patanè una volta l’aveva avvertita: attenzione a non tirare troppo la corda, che poi si spezza. Vanina ebbe la sensazione che, se non spezzata, si fosse quantomeno sfilacciata. L’unica speranza di riannodarla, ora, era nelle mani di Paolo.
Come le precedenti avventure di Vanina Guarrasi, anche questa ha il merito di stuzzicare la curiosità del lettore fino alla conclusione del libro, regalando descrizioni di luoghi e piccole curiosità legate alla gastronomia locale o al dialetto.
In definitiva, un libro gradevole, incluse le incursioni in catanese stretto (non pervasive e onnipresenti) che contribuiscono a dare freschezza al testo.
I libri della serie del vicequestore Giovanna Guarrasi sono tutti autoconclusivi, ma la vita personale dei personaggi principali evolve nel corso dei romanzi, questo è l’ottavo libro della serie.
Due righe su Il Castagno dei Cento Cavalli
Salottometro:

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