Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Il 15 settembre 1991, sotto un viadotto della tangenziale torinese, viene ritrovato il corpo senza vita di una donna vestita con un abito rosso in chiffon di seta. I giornali la chiamano subito la «signora in rosso», citando il titolo di un film di qualche anno prima, e così ancora oggi è ricordata.
Il suo nome vero è Franca Demichela, ha 48 anni, è figlia di un dirigente Fiat ed è sempre stata considerata una persona stravagante. Il caso, rimasto irrisolto, vede tra i principali sospettati il marito Giorgio Capra, 49 anni, impiegato Fiat, e un gruppo di tre «slavi» che Franca ha incontrato la sera prima della morte. Inquirenti e opinione pubblica si dividono presto in due fazioni opposte, simboleggiate dalla rivalità accesissima tra polizia e carabinieri, che si ritrovano entrambe a indagare con convinzioni molto diverse.
Trent’anni dopo, scavando fra testimonianze e archivi, una coppia di scrittori inizia a raccontare quel caso proprio quando la procura decide di riaprirlo. Ne nasce un’indagine su un omicidio (o forse un femminicidio) che va oltre la sola ricerca di un colpevole e diventa uno straordinario romanzo dal vero.
Partendo dagli anni in cui tutto iniziava a cambiare e dal cuore oscuro di Torino, città simbolo del sistema economico italiano, nonché capitale dell’esoterismo e dell’occulto, Rosso profondo racconta una storia oltre il prisma distorto dei luoghi comuni e degli stereotipi, una storia misteriosa come ogni delitto e impietosa come un’inchiesta sull’anima inquieta di questo paese.
Rosso Profondo di Paolacci e Ronco è il nuovo arrivo in casa Ubagu Press, neonato marchio editoriale creato dall’alleanza tra le case editrici indipendenti 66thand2nd e nottetempo con lo scopo di “esplorare, con uno sguardo curioso e aperto, gli ampi territori dei generi giallo, noir, thriller e true crime”.
Questa di Antonio Paolacci e Paola Ronco è un’opera che va oltre la cronaca nera: è un’indagine profonda, come suggerisce il titolo, sull’Italia degli anni ’90, sui suoi fantasmi e sulle sue contraddizioni.
Frequenti sono infatti i riferimenti ai principali fatti sociopolitici che fanno da sfondo al caso de “La Dama in rosso”: le nuove realtà politiche, il contesto socio-culturale, il linguaggio, lo spettacolo, l’immigrazione, la cultura del lavoro.
L’obiettivo degli autori è infatti contestualizzare errori e preconcetti che finiranno per compromettere le indagini sull’omicidio.
Ambientato in una Torino al tempo stesso reale e simbolica, città della Fiat, dell’occulto e dell’esoterismo, Rosso Profondo fonde l’inchiesta giornalistica con la narrazione letteraria.
Ha l’ambizione, senza dubbio riuscita, di restituire dignità e verità a chi, per troppo tempo, è stato raccontato solo attraverso stereotipi.
Paolacci e Ronco ricostruiscono con rigore giornalistico e sensibilità narrativa il caso irrisolto dell’omicidio di Franca Demichela, la cosiddetta “signora in rosso”, trovata morta sotto un viadotto della tangenziale di Torino nel settembre del 1991.
Il libro è suddiviso in cinque atti, quasi a evocare la struttura di una tragedia.
Ciascun atto affronta un nodo fondamentale dell’inchiesta, in un continuo alternarsi temporale tra l’epoca dei fatti e la riapertura del caso, avvenuta nel 2021.
Chi era Franca Demichela? Cosa accadde nelle sue ultime ore di vita? Come si svolsero le indagini? Chi sono i sospettati? Chi è il colpevole?
Attraverso l’analisi dei faldoni relativi al caso, gli autori riprendono interrogatori, colloqui, verbali ufficiali e ascoltano alcuni dei testimoni della vicenda, trentatré anni dopo il ritrovamento del corpo.
Rosso Profondo ruota non soltanto attorno alla ricostruzione del caso, ma anche, e soprattutto, attorno ai suoi protagonisti.
Il “personaggio” di Franca Demichela è centrale: Paolacci e Ronco cercano di restituirle voce, spessore, umanità. La sua figura emerge come cuore emotivo e simbolico del libro, al di là dell’etichetta superficiale di “donna stravagante” affibbiatale dalla società.
All’epoca dei fatti, Franca fu spesso trasformata in una caricatura mediatica. Come osservano gli autori Franca
è una vittima imperfetta, (…) una vittima che non può essere esibita come modello di innocenza, una vittima che non merita troppo impegno per renderle giustizia
Paolacci e Ronco le permettono invece di riemergere come una figura senza dubbio anticonvenzionale, ma non per questo priva di dignità o importanza. Una donna fuori dagli schemi del suo tempo, per interessi e modi di essere, ma che certo non meritava la fine che le è toccata in sorte.
Un’altra figura chiave del racconto è Giorgio Capra, marito di Franca e tra i primi sospettati.
Attorno a questo grigio ragioniere impiegato alla Fiat si addensano tensioni, ambiguità e domande rimaste senza risposta.
Nel libro si muove anche un coro di personaggi minori, tra sospettati e testimoni più o meno attendibili, che contribuiscono a comporre un quadro complesso e stratificato, un ritratto realistico dell’umanità cittadina italiana degli anni ’90.

Antonio Paolacci & Paola Ronco
Antonio Paolacci (1974) è nato nel basso Cilento per poi trasferirsi a Genova.
È scrittore ed editor dal 2007. Ha pubblicato Flemma (Perdisa Pop, 2007), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (SenzaPatria, 2010), Tanatosi (Perdisa Pop, 2012), Piano americano (Morellini Editore, 2018) e svariati racconti e articoli in antologie collettive e riviste.
Ha condotto alcuni studi di psicoanalisi del cinema considerati in ambito accademico i più approfonditi sull’argomento.
È stato il direttore editoriale del marchio “Perdisa Pop” dal 2011 al 2014. È l’ideatore di “Progetto Santiago”, il primo progetto editoriale italiano interamente gestito da un gruppo di scrittori, artisti e professionisti indipendenti.
Nel 2019 pubblica il primo romanzo scritto a quattro mani con la compagna Paola Ronco Nuvole Barocche (Piemme).
Paola Ronco (1976) Scrittrice con diverse pubblicazioni alle spalle, nel 2019 è autrice del suo primo libro a quattro mani Nuvole Barocche (Piemme), scritto con il compagno Antonio Paolacci.
Ma anche gli stessi Paolacci e Ronco diventano protagonisti del loro libro. In una nota iniziale chiariscono che tutti i fatti e i personaggi raccontati sono reali, e spiegano di aver scelto di parlare di sé in terza persona.
Nel corso dell’opera, raccontano inoltre una piacevole serie di aneddoti e alcune coincidenze emerse durante la scrittura. Questo espediente espositivo alleggerisce il tono e al tempo stesso personalizza la narrazione, pur senza interferire con il realismo dell’inchiesta.
Rosso profondo è in definitiva un libro che appassiona, inquieta e fa riflettere. Ciò che lo rende così interessante è la capacità degli autori di muoversi tra documenti, testimonianze e suggestioni senza mai perdere il senso etico della narrazione.
Non è solo un libro per gli appassionati di true crime o di cold cases.
Rosso profondo è un’indagine sull’Italia, sul ruolo dei media, sui meccanismi della memoria e del potere, e sul motivo per cui troppi casi di quegli anni sono stati tralasciati, spesso mai risolti.
Al tempo stesso, è anche la ricerca di spiegazioni e risposte su un delitto in particolare: quello di Franca Demichela, una morte rimasta per decenni senza giustizia, avvolta da preconcetti e pregiudizi.
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